Castello_Pinzano

Castello di Pinzano al Tagliamento

 

 

Il complesso fortificato costituiva un presidio inespugnabile, protetto da più cinte murate, bastionature e torri, difeso naturalmente dal dirupo e dal sottostante fiume Tagliamento.

I signori di Pinzano vengono ricordati a partire dal XII secolo come vassalli dei duchi di Carinzia. Questa casata tenne la rocca fino al 1344, quando ne furono privati dal Patriarca a seguito di una sanguinosa faida familiare; nel 1352 il feudo fu ceduto ai Savorgnan che lo tennero fino al 1797, anno della caduta della Repubblica veneta.

L’abbandono secolare, le traversie subite durante la prima guerra mondiale e gli eventi sismici del 1928 e del 1976 hanno quasi del tutto cancellato le tracce dell’imponente complesso: attorno al mastio, di cui restano solo le fondamenta, sorgevano ben tre cinte murarie, i cui resti sono ancora visibili; qui si raccoglieva anche un piccolo borgo di cui si notano ancora le fondamenta ormai immerse nella macchia circostante, ma ancora apprezzabili ripercorrendo l’antica strada castellana.

Secondo una leggenda, nei sotterranei del castello ci sarebbero state una camera segreta che conteneva il prezioso tesoro dei Pinzano, frutto delle numerose scorrerie nel Friuli, nonché delle gallerie segrete che conducevano sino al Tagliamento.

Attualmente è in corso un progetto di recupero; i lavori hanno già portato alla luce le cantine del maniero voltate a botte.

 

Informazioni


Indirizzo: Via XX Settembre 60, Pinzano al Tagliamento

Stato di conservazione: in rovina

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Castello_Cucagna_Faedis

Castello di Cucagna

Nel 1027 il Patriarca Popone concesse il permesso al nobile carinziano Odorico di Auspergh di costruire su una preesistente fortificazione tardoantica un castello a Faedis, sul colle Cucagna, dominante la valle del Grivò.

Il castello faceva parte di un sistema difensivo che partiva dalle pendici del monte, dove c’era un piccolo avamposto, passava attraverso i castelli di Zucco e Cucagna e terminava con un piccolo fortilizio in cima al colle Rodingerius.

Il castello fu abbandonato probabilmente già nel secolo XV e mantenne, pertanto, inalterato l’aspetto medievale: l’alta torre quadrangolare con pusterla sopraelevata, la domus fortificata e la chiesa castellana dedicata a San Giacomo risalente al XIV secolo.

Il complesso è attualmente in fase di recupero a cura dell’Istituto per la ricostruzione del Castello di Chucco Zucco.

 
 
 
 
 
 

Informazioni


Indirizzo: Faedis

Visite: su prenotazione tramite il Consorzio per la Salvaguardia dei Castelli Storici del Friuli Venezia Giulia – Tel.: 0432 288588; Fax: 0432 229790; E-mail: info@consorziocastelli.it

Come arrivare: a piedi per un sentiero che parte da Borgo Santa Anastasia

Informazioni: www.consorziocastelli.it; www.prolocofaedis.it

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Faro della Vittoria

Con i suoi sessantotto metri di altezza, questo imponente monumento ai marinai caduti nella prima guerra mondiale guida la navigazione notturna nel Golfo di Trieste dal Poggio di Gretta.

Progettato dall’architetto triestino Arduino Berlam, che iniziò a idearlo nel 1917, fu inaugurato dieci anni dopo alla presenza del Re Vittorio Emanuele III.

La grande colonna scanalata, rivestita in pietra istriana di Orsera e di pietra carsica di Gabria, fu eretta sopra il bastione rotondo dell’ex Forte austriaco Kressich. Il capitello sostiene la “coffa” in cui è inserita la gabbia di bronzo e cristalli della lanterna. All’apice della cupola svetta la statua in rame di Giovanni Mayer, raffigurante la Vittoria Alata. Dello stesso autore è anche la scultura del Marinaio Ignoto, collocata sopra l’ancora del cacciatorpediniere Audace, la prima nave italiana a entrare nel porto di Trieste il 3 novembre 1918. Ai lati dell’ingresso del Faro sono posti due proiettili della corazzata austriaca Viribus Unitis.

 
 
 
 
 
 
 
 

Informazioni


Indirizzo: Strada del Friuli 141, Trieste.

Orari di apertura: da aprile alla seconda domenica di ottobre sabato e domenica 15.00-19.00 e in occasione della Barcolana, il secondo sabato e domenica di ottobre 9.30-17.30

Come arrivare: in autobus da piazza Oberdan con le linee 42, 44 e 46

Informazioni: www.provincia.trieste.it – Servizi culturali e valorizzazione beni del territorio, Provincia di Trieste, da lunedì a venerdì 9.00-13.00 – Tel.: +39 040 3798500; e-mail: cultura@provincia.trieste.it

Visite: possono accedere alla torre gruppi di massimo 40 persone, sabato e domenica 15.00-16.00 previa prenotazione almeno 20 giorni prima

Ingresso: gratuito

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LaghiDoberdo

Riserva Naturale Laghi di Doberdò e Pietrarossa

La riserva si trova al limite occidentale dell’altopiano carsico dove due grandi depressioni (polje) ospitano due bacini d’acqua separati da una dorsale calcarea. Il lago di Doberdò – uno dei rari esempi di lago carsico – è alimentato dai fiumi Vipacco e Isonzo.

Percorrendo i sentieri di quest’area protetta si ha la possibilità di osservare la cesura tra i prati di landa e i campi solcati e le zone umide lungo le sponde dei laghi, dove crescono le ninfee. Qui, nella sottile striscia di bosco ripario, formato da pioppo nero e salici, trovano rifugio diverse varietà di picchio, la puzzola, il capriolo e altre specie rare e difficilmente osservabili, come lo sciacallo dorato. Simbolo della Riserva è il riccio orientale. Negli anfratti scavati dalle acque sotterranee vive il proteo, mentre il lago è popolato soprattutto da ciprinidi. Le cavità ospitano poi una ricca comunità di pipistrelli.

Nella riserva si trova, inoltre, il sito archeologico di un castelliere appartenente all’Età del Bronzo.
 
 
 
 
 
 
 
 

Informazioni

Ubicazione: l’area protetta interessa i comuni di Doberdò del Lago (Doberdob), Monfalcone e Ronchi dei Legionari

Estensione: 726 ettari

Servizi: foresteria, bar, ristorante, degustazione prodotti tipici, punto ristoro, area pic-nic, area giochi per bambini, sentiero con fondo consolidato dal parcheggio al pontile panoramico sul lago

Attività: mostra permanente, centro visite, visite guidate, birdwatching

Centro visite: Gradina, via Vallone 32, Doberdò del Lago – Tel.: 0481 784111 – 333 4056800

Informazioni: www.riservanaturalegradina.com

E-mail: inforogos@gmail.com

 

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Palazzo_Modello_Trieste

Palazzo Modello

Il palazzo fu progettato nel 1870 da Giuseppe Bruni a cui si deve anche il vicino Palazzo del Municipio. Il palazzo fu chiamato “Modello” perché doveva servire da riferimento per lo stile architettonico dell’intera Piazza Grande, allora interessata da un radicale maquillage. Una nota bizzarra si scopre nel sottotetto dove i telamoni che sorreggono lo sporto della linda sono scolpiti nel gesto scaramantico di toccarsi le parti intime.

 
 
 
  
 
 
 
 
 
 
  
 
 
 

Informazioni


Indirizzo: Piazza dell’Unità d’Italia, Trieste

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ForraCellina

Riserva Naturale Forra del Cellina

La riserva circonda la Stretta del Cellina, una grande incisione valliva, tra i paesi di Andreis, Barcis e Montereale Valcellina, scavata dalle acque cristalline di questo torrente nei calcari di età cretacica. Lo spettacolare canyon verticale frutto di un imponente fenomeno di erosione fluviale è una intricata rete di forre confluenti create dai corsi dei torrenti Alba, Molassa e Cellina. L’area comprende il monte Fara e il monte I Cameroni, vetta più alta della Crode del Pic.

La maggior parte del territorio della riserva è costituito da rocce carbonatiche che hanno dato luogo a morfologie di tipo carsico (doline, scannellature, campi solcati e vaschette di corrosione) e a formazioni ipogee (pozzi, grotte, gallerie) come le Grotte Vecchia Diga dove si possono osservare stalattiti, stalagmiti e altre curiose formazioni concrezionali. L’azione erosiva ha dato luogo a strette gole e orridi in cui non mancano strutture derivate di grande bellezza, quali le Marmitte dei giganti, visibili presso il bivio Molassa, sottoescavazioni, rocce levigate e meandri, miriadi di sculture naturali prodotte nel corso dei millenni.

Le boscaglie di forra sono a prevalenza di carpino nero e tasso, tra cui fioriscono il giglio dorato e la spirea tormentosa. Il rigido microclima locale consente di trovare, anche alla base dei versanti, cespugli di erica e rododendro che crescono a quote molto più elevate. I ghiaioni sono colonizzati dal geranio crestato, la sassifraga gialla e la felce del calcare. Le rocce a strapiombo della forra sono ornate dai cespi violacei della campanula carnica e dal particolarissimo raponzolo di roccia.

Tra la fauna vanno ricordati il camoscio, che si può vedere sulla Croda del Pic, oltre al capriolo e il cervo, diffusi anche il tasso, la volpe, lo scoiattolo e il ghiro e, ancora, il falco pellegrino, l’aquila reale e il gufo reale.

La Vecchia strada con il suo suggestivo tracciato attraversa l’intera riserva permettendo di osservare le spettacolari forme di erosione che il torrente ha lentamente modellato incidendo la stretta forra tra il monte Fara e la Pala d’Altei.

 

Informazioni


Estensione: 304 ettari

Ubicazione: la riserva comprende i comuni di Andreis, Barcis, Montereale Valcellina e i torrenti Cellina, Molassa e Alba

Informazioni: www.riservaforracellina.it – Ente parco dolomiti friulane, via Roma 4, Cimolais – tel.: 042787333; fax 0427877900; e-mail: info@parcodolomitifriulane.it

Servizi: foresteria di Andreis e Cimolais; bar, ristorante, punti ristoro, aree pic-nic, punto fuoco, area giochi per bambini, area camper, noleggio biciclette, campeggio

Attività: visite guidate, mostra permanente

Centro visite: Località Ponte Antoi, Barcis

Orari di apertura: la vecchia strada della Valcellina è accessibile da maggio a ottobre le domeniche e i festivi, agosto tutti i giorni 10.00-18.00

Ingresso: € 2,00

Come arrivare: daSud percorrendo la strada statale 251 della Valcellina e Val di Zoldo, oltrepassato Montereale Valcellina, prima della galleria che attraversa il monte Fara a sinistra si diparte la vecchia strada che percorre la forra e quindi porta nella Riserva. Con la strada statale 251 si può proseguire fino all’uscita di Andreis e raggiungere la Riserva dirigendosi verso la località Molassa. Da Nord, prendendo la strada statale 251 all’altezza di Longarone, si prosegue in direzione di Barcis; oltrepassato l’abitato si svolta a destra verso la diga di Ponte Antoi nei pressi della quale si accede alla Riserva

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Castello_Zucco_Faedis

Castello di Zucco

Il castello fu costruito nel XIII secolo dai signori di Cucagna sui colli soprastanti Faedis, insieme alla rocca omonima, un piccolo avamposto alle pendici del monte e una fortificazione sulla vetta del colle “Rodingerius”. Nel XV secolo il castello di Zucco, come quello di Cucagna, venne abbandonato per le più comode e accoglienti ville di pianura e sempre nello stesso secolo fu incediato dai veneziani. Per diversi anni è stato oggetto di recupero da parte dell’Istituto per la ricostruzione del Castello di Chucco Zucco.

Alle rovine si giunge ripercorrendo l’antico sentiero lastricato attraverso il bosco che parte da borgo Sant’Anastasia. Questo conserva ancora gli imponenti paramenti murari, le caditoie e la pusterla di accesso al mastio. Nella chiesetta castellana tardo cinquecentesca è visibile la bella Madonna del latte tra i santi Giovanni Battista e Giacomo (secolo XIV). Vi si tiene il Seminario Estivo Internazionale di Architettura Medioevale.

 
 
 
 
 
 
 

Informazioni


Indirizzo: Faedis

Stato di conservazione: ruderi

Informazioni: www.prolocofaedis.it;www.chucco-zucco.eu

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